Il Mago e il Matto

Simoncini Dario, De Simone Marinella:

‘Il Mago e il Matto. Sapere personale e conoscenza relazionale nella rete organizzativa’

McGraw-Hill 2008

Il Mago e il Matto sono due degli arcani maggiori delle carte dei Tarocchi e rappresentano nel testo il “sapere personale incarnato” e la “conoscenza generata dalla relazione”. Il Mago è il sapere incarnato che vive e si trasforma interagendo con il mondo, è il processo di apprendimento personale fondato sull’incontro con la diversità e sulla trasformazione delle abilità in competenze incarnate attraverso l’impegno, l’esercizio e la pratica. Il Matto è l’esploratore, il carattere curioso, il coraggio della scoperta e il rischio dell’errore. A lui è affidato il compito di ampliare l’orizzonte del sapere viaggiando nello spazio della “conoscenza relazionale”.
Qualsiasi organizzazione è composta da una rete di persone; dunque da una rete di Maghi e Matti che sono in relazione tra di loro per raggiungere unio scopo. La cultura dell’organizzazione emerge dal sapere delle persone che interagiscono in rete perché l’apprendimento è una capacità esclusiva della persona; la conoscenza non esiste di per sé, fuori di noi, ma siamo noi a generarla con le nostre azioni, interagendo costantemente con gli altri. La conoscenza è il frutto della relazione tra quei saperi che decidono di esplorare nuovi territori per svelare nuove possibilità di interpretazione della realtà.
Le organizzazioni non possono essere “reificate”, considerandole alla stregua di oggetti, o “biologicizzate”, considerandole alla stregua di esseri viventi. Attraverso i contributi del pensiero costruttivista, della teoria della complessità e delle reti, delle neuroscienze e della neurofenomenologia, in questo testo si delinea un approccio interdisciplinare al sapere della persona che consente di considerare l’organizzazione come un fenomeno emergente (emerging organization) generato dalla dinamica delle relazioni tra le persone. Secondo questo approccio le organizzazioni emergenti opossono essere interpretate e studiate come degli “incubatori di conoscenza relazionale” che solo l’esperienza, l’abitudine e la ripetizione di “comportamenti etici” da parte della persona possono trasformare in sapere personale incarnato.