Complessità e bellezza

“Dal mio punto di vista, è con l’unicità che ha inizio la possibilità della bellezza. L’essere vivente non è più un automa tra altri automi, né un mero volto in mezzo ad altri volti. L’unicità trasforma ogni essere in presenza, che, proprio come un albero o un fiore, non smette mai di tendere, attraverso il tempo, verso la pienezza della propria fioritura, che è la definizione stessa di bellezza.”

“Sono quasi propenso a credere che ogni presenza, che non può essere ridotta a null’altro, si riveli come una forma di trascendenza.”

“E’ da questa realtà che nasce la possibilità di dire ‘io’ e ‘tu’, che nasce la possibilità del linguaggio e forse addirittura dell’amore.”

“Ma, per limitarci al tema della bellezza, possiamo constatare che all’interno della presenza di ogni essere, e da una presenza all’altra, tende a stabilirsi una complessa rete di intrecci e comunicazioni. All’interno di questa rete si situa, per l’appunto, il desiderio che percepisce ogni essere di tendere alla pienezza della propria presenza al mondo. Più un essere è consapevole, più questo desiderio in lui diviene complesso: desiderio di sé, desiderio dell’altro, desiderio di trasformazione nel senso di una trasfigurazione e – in modo più segreto o più mistico – un altro tipo di desiderio, quello di ricongiungersi con quel Desiderio originario dal quale l’universo stesso sembra procedere, nella misura in cui questo universo appare nella sua totalità come una presenza densa di uno splendore occulto o manifesto. In questo contesto, la trascendenza di ogni essere di cui stiamo parlando si rivela e può esistere soltanto all’interno di una relazione che la innalzi e la oltrepassi. La vera trascendenza, paradossalmente, è nell’intra.”

(Francois Cheng, Cinque meditazioni sulla bellezza)

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