Complessità

 
Tutte le cose sono collegate… insegnate ai vostri bambini ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri bambini: che la terra è nostra madre. Qualunque cosa succede alla terra, succede ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all’uomo ma l’uomo appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate come il sangue che unisce una famiglia. Tutte le cose sono collegate. Qualunque cosa succeda alla terra succede ai figli della terra. L’uomo non ha tessuto la trama della vita: egli è un filo. Qualunque cosa egli faccia alla trama egli lo fa a se stesso (Capo Indiano Seattle al Presidente USA)

Spesso il termine complessità viene definito in antitesi al concetto di semplicità, confondendo così il concetto di complessità con quello di complicazione. E’ interessante, per comprendere la differenza di significato tra il termine complesso ed il termine complicato, risalire all’aspetto etimologico delle parole: mentre complicato deriva dal latino cum plicum, che significa “con pieghe”, complesso deriva dal latino cum plexum, che significa “con nodi”, intrecciato. L’etimologia latina plicum richiama la piega del foglio, che deve essere “spiegato” per poter essere letto e compreso, mentre il plexum è il nodo, l’intreccio, come quello di un tessuto o di un tappeto, che non si può sbrogliare senza che si perda la sua stessa natura, la visione d’insieme che esso consente.

L’approccio “complicato” è di tipo analitico: il fenomeno-problema si suddivide in parti, che vengono studiate, analizzate e ricomposte. L’approccio “complesso”, invece, è di tipo relazionale, integrato ed emergenziale con lo scopo di fornire una visione del fenomeno-problema nella sua unitarietà ed interezza.

La scienza della complessità pone una condizione iniziale: la interrelazione dinamica tra l’osservatore e l’osservato. Il substrato di cui si alimenta la scienza della complessità è quello della vita, ed è proprio dalla scienze della vita che la complessità è nata e si è evoluta come scienza unitaria. Poiché queste scienze poggiano le loro fondamenta sui presupposti della vita stessa – e cioè: che la vita è dinamica, che è generata dalle interrelazioni, che è soggetta alle contingenze dei mutamenti ed, infine, che è dipendente dalle trasformazioni e dall’imprevedibilità degli eventi – anche la scienza della complessità si alimenta dei principi che determinano la dinamica della vita. La scienza della complessità è una “scienza delle scienze”, in cui confluiscono, integrandosi, i presupposti e le proprietà che caratterizzano in modo ricorrente ciascuna di esse; coniuga le scienze naturali con le scienze umane, lo scientifico con l’umanistico, l’osservatore con l’osservato, scardinando in tal modo tutti i presupposti posti alla base dell’edificio meccanicista. La scienza della complessità consente di comprendere come funziona l’insieme, svolgendo un’analisi sia del tutto che delle relazioni tra le parti che compongono il tutto, in un sistema dinamico di relazioni. Complexus significa ciò che è tessuto insieme; in effetti, si ha complessità quando sono inseparabili i differenti elementi che costituiscono un tutto e quando vi è tessuto interdipendente, interattivo e inter-retroattivo tra l’oggetto di conoscenza e il suo contesto, le parti e il tutto, il tutto e le parti, le parti tra di loro. La complessità è, perciò, il legame tra l’unità e la molteplicità.

Si comprende immediatamente la grande differenza che caratterizza il paradigma della complessità rispetto al paradigma della riduzione. Questo non vuol dire che i due paradigmi siano in antitesi l’uno all’altro, come effettivamente una prima visione potrebbe far ritenere; si può, piuttosto, affermare che l’uno integra l’altro, consentendo di allargare il campo di osservazione dalle singole parti, tra loro separate, alle relazioni che le interconnettono, fino all’analisi degli effetti che tali relazioni determinano sull’intero sistema.  La particolarità dell’insieme delle relazioni esistenti tra le parti di un sistema risiede soprattutto nella circostanza che non c’è un rapporto di causa-effetto tra le parti coinvolte nella relazione, ma piuttosto di causalità circolare. Trattandosi di un insieme di relazioni circolari, non vi è un inizio o una fine, poiché la circolarità si fonda sul flusso continuo di relazioni interconnesse. Per questo il sistema di relazioni è complesso, perché non c’è causa ed effetto tra i fenomeni, come invece può definirsi in un processo lineare del tipo “A causa B” o viceversa.  Non si possono scomporre i fenomeni in parti elementari poiché si sta esaminando qualcosa di dinamico, che continua a mutare incessantemente.

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