Schemi che si ripetono

“Noi non siamo materia che rimane, ma schemi (pattern) che si perpetuano”. (Wiener)

La scienza classica, di derivazione cartesiana, definita anche come meccanicista o determinista, ha incentrato la propria attenzione esclusivamente sull’aspetto della struttura, intesa come l’aspetto materiale degli esseri viventi e non viventi, con un’analisi esclusivamente di tipo quantitativo, capace di fornire risultati comparabili tra oggetti fisicamente misurabili e, pertanto, strutturalmente determinabili. D’altronde, tutti noi abbiamo ormai assunto una conformazione mentale, di studio e di sapere, prevalentemente di tipo quantitativo; l’analisi delle relazioni esistenti tra le parti che compongono la struttura e che ne definiscono la forma o schema è stata trascurata dall’indagine scientifica, e non solo da questa, rendendo sempre più grave la carenza di strumenti adeguati all’analisi qualitativa, cioè all’analisi del valore generativo degli schemi.

Ecco perché, se anche – come ovvio – conosciamo la forma degli oggetti a livello percettivo, gli studi scientifici riguardanti le forme, e quindi le relazioni intercorrenti tra le parti di uno stesso fenomeno, sono solo piuttosto recenti e comunque poco diffusi. Quando parliamo di struttura e di schema ci riferiamo, quindi, ad aspetti diversi di osservazione – quello quantitativo e quello qualitativo – di uno stesso fenomeno.

Ed è osservando l’aspetto relazionale dei fenomeni, quello qualitativo, che ci si accorge, quasi con immediatezza, che essi hanno ben poco in comune con la logica lineare deduttiva del nostro pensiero logico e razionale e che, piuttosto, presentano degli aspetti ricorsivi che poco ci aiutano nella comprensione. Tant’è che siamo portati ad escluderli etichettandoli come aspetti  “paradossali”.

In realtà, quando si cerca di comprendere il funzionamento dei sistemi viventi, la ricorsività e l’auto-referenza sono talmente pervasivi che non si può liquidarli semplicemente come illogici perché paradossali; occorre farvi fronte e, quindi, cambiare radicalmente il tipo di pensiero con cui affrontare la ricerca.

Hofstadter, nel suo libro Gödel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante (1984, pp. 11, 14 e 16), parla a questo proposito di “Strani Anelli”:

 “Il fenomeno dello “Strano Anello” consiste nel fatto di ritrovarsi inaspettatamente, salendo o scendendo lungo i gradini di qualche sistema gerarchico, al punto di partenza. (…) Il concetto di Strani Anelli contiene quello di infinito: un anello, infatti, non è proprio un modo per rappresentare un processo senza fine in modo finito? (…) Per ognuno dei livelli, c’è sempre un livello più alto di maggiore “realtà”, come pure un livello più basso, “più immaginario”. Già di per sé questo fenomeno può essere sconcertante. Ma cosa accade se la catena dei livelli non è lineare ma forma un anello? Cosa sarà allora realtà, cosa sarà fantasia?”

Ecco come Gregory Bateson distingue tra qpproccio quantitativo ed approccio qualitativo per comprendere i circuiti ricorsivi dei sistemi viventi:

“Oggetto dell’indagine e della descrizione è una vasta rete o matrice di materiale di comunicazione e di tautologie, premesse e esemplificazioni astratte, tutti collegati tra di loro. (…) Cinquant’anni fa si sarebbe pensato che i procedimenti migliori per tentare questa impresa fossero o logici o quantitativi o di entrambi i generi. Vedremo che, come dovrebbe sapere ogni scolaretto, la logica è incapace di affrontare i circuiti ricorsivi senza generare paradossi, e che le quantità appunto non sono la sostanza dei sistemi comunicanti complessi. In altre parole, la logica e la quantità si dimostrano strumenti inadeguati per descrivere gli organismi, le loro interazioni e la loro organizzazione interna.”

Ciò che specifica un sistema vivente rispetto ad un sistema non vivente è la particolare configurazione del suo schema di organizzazione; il flusso di materia ed energia che attraversa continuamente un essere vivente comporta uno schema di organizzazione tale da consentire una continua trasformazione della materia che attraversa la struttura stessa; lo schema di organizzazione, o forma, è ciò che si conserva nonostante il continuo cambiamento delle singole componenti del sistema, ed è ciò che ci fa distinguere la foglia di una quercia da quella di un acero, la cellula nervosa da quella ossea, il nostro corpo da quello di un altro individuo.

Nonostante il flusso continuo di materia che attraversa il sistema, la forma si mantiene nel tempo e consente di definire l’identità di un organismo vivente, pur nel suo continuo divenire. La forma non è statica ma si evolve e si modifica tempo per tempo, pur mantenendo la sua specificità; la forma è lo schema dinamico di relazioni sottostante al flusso di materia che attraversa il sistema. E’ lo schema ciò che consente il fluire della vita tra i singoli elementi che compongono un essere vivente: la rottura di uno schema interrompe il fluire della materia, distruggendo la vita.

La visione dello schema dell’organizzazione di un sistema vivente comprende sia l’analisi degli aspetti che determinano il mantenimento in vita dell’organismo, attraverso una continua trasformazione della materia, sia l’analisi degli aspetti che ne determinano una continua crescita ed una progressiva evoluzione.

In altre parole, si tratta di analizzare quali siano le modalità attraverso le quali lo schema di organizzazione di un sistema vivente è in grado di riprodurre se stesso. E’ in tal senso che nella scienza della complessità si parla di processi di “auto-organizzazione”.

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di Complexity Institute Inviato su Schemi

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